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2 giugno 2009
2 giugno, festa della Repubblica
"Per non cedere alla tentazione politica, bisogna sorvegliarsi ad ogni momento.
Come riuscirsi, particolarmente in un regime democratico, il cui vizio
essenziale è di permettere al primo venuto di mirare al potere e di
dare libero corso alle proprie ambizioni? Ne deriva un pullulare di
fanfaroni, di cavillatori senza avvenire, pazzi qualunque che la
fatalità rifiuta di segnare, incapaci della vera frenesia, inadatti sia
al trionfo sia allo sfacelo. E' tuttavia la loro nullità che permette e
assicura le nostre libertà, minacciate dalle personalità d'eccezione.
Una Repubblica che si rispetti dovrebbe sgomentarsi alla comparsa di un
grand'uomo, bandirlo dal proprio seno, o almeno impedire che si crei
una leggenda intorno a lui. Le ripugna? Il fatto è che, abbagliata di
quel flagello, non crede più nè alle sue istituzioni nè alle sue
ragioni d'essere. Essa s'ingarbuglia nelle proprie leggi, e queste
leggi, che proteggono il suo nemico, la dispondono e la conducono al
cedimento. Soccombendo agli eccessi della propria tolleranza, risparmia
l'avversario che non la risparmierà, autorizza i miti che la minano e
la distruggono, si lascia catturare dagli allettamenti del suo
carnefice.
Paradosso della libertà: i mediocri che soli ne rendono possibile
l'esercizio, non sono in grado di garantirne la durata. Dobbiamo tutto
alla loro insignificanza e perdiamo tutto per causa sua. Così essi sono
sempre al di sotto del loro compito. E' questa mediocrità che odiavo al
tempo in cui amavo i tiranni, dei quali non si dirà mai abbastanza che
hanno, aldilà della loro caricatura (ogni democrazia è un tiranno da
operetta) un destino, anzi troppo destino. E se votavo loro un culto, è
perchè, avendo l'istinto del comando, non si abbassano al dialogo nè
agli argomenti: ordinano, decretano, senza condiscendere e giustificare
i loro atti. (...)
Ora, frustrato da queste stravaganze, da tutto ciò che esaltava i miei
giorni, me ne sto a sognare una comunità, meraviglia di moderazione,
diretta da un'équipe di ottuagenari un pochino rimbambiti, di
un'amabilità macchinale, ancora abbastanza lucidi per fare un buon uso
delle loro decrepitezze, esenti da desideri, da rimpanti, da dubbi, e
tanto solleciti dell'equilibrio generale e del bene pubblico da
considerare persino il sorriso come un segno di sregolatezza o di
sovversione.
E tale è attualmente il mio decadimento che gli stessi democratici mi
sembrano troppo ambiziosi e torppo deliranti. L'unico ordine di
grandezza al quale essi possono giungere è quello del fallimento".
E.M. Cioran
| inviato da brigante il 2/6/2009 alle 17:52 | |
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