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"Da quando mi stancai di
cercare io imparai a trovare
da quando un vento m'avversò
la rotta
faccio vela con
tutti i venti."

F. W. Nietzsche











































2 settembre 2010

non ritorno

Immaginiamo un soggetto alpha che per comodità espressiva e coerenza narrativa identificheremo ancora una volta con "il brigante", ma che del brigante di nostra memoria non conserva che alcuni tratti esteriori e qualche retaggio genetico. Il brigante, animale morente, di cui avevamo perduto traccia tempo addietro, all'ora in cui tale Philip Ropth pronunciava parole di nemmeno troppo compianto addio, oggi risiede in un qualsiasi ufficio di questo pianeta. Non importa che tale ufficio si trovi in uno dei punti più sconsolati del pianeta, il risultato non cambia. Egli ha introiettato alcuni degli aspetti che criticava e si adegua alle regole che imperversano nel resto del mondo senza quasi curarsi del panorama che ha attorno. Vivo e vegeto dentro un non luogo perenne che lo radica in una superficie liscia, neutra, priva di conflitti che non possano essere risolti con un colpo di penna, il brigante da tempo si chiede il senso di trattative estenuanti, di benefici privi di merito, di inequiparabili buoni a nulla superretribuiti, di improbabili progetti e programmi, privi di spessore, sradicati dal loro contesto, ridicoli. La libertà che il brigante ha perso non ha certo a che vedere  con la libertà allo spazio o al tempo (anche se pure quella é stata violata), é piuttosto il risultato di una accettazione scelta (se si puo dire che esistesse scelta) di un mondo privo di significato che si nutre e si riproduce del proprio vuoto. Codificare il senso della propria sconfitta interiore é quanto di più ingrato l'uomo possa fare, é come ferirsi di fronte ad uno specchio per una immagine inutilmente sbiadita. Poche parole, per annunciare il non ritorno di quello che chiamavamo, a torto o ragione, il brigante. 




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10 settembre 2009

l'animale morente

"Cos'è il ridicolo? Rinunciare volontariamente alla propria libertà: ecco la definizione di ridicolo. Se la libertà ti viene strappata con la forza, inutile dire che non sei ridicolo, se non per colui che con la forza te l'ha tolta. Ma chi regala la propria libertà, chi muore dalla voglia di regalarla, entra in quel regno del ridicolo che fa venire in mente le migliori commedie di Ionesco ed è una fonte di ispirazione in tutta la letteratura comica. Chi è libero, può essere pazzo, stupido, ripugnante, infelice proprio perchè è libero, ma non è ridicolo. Ha lo spessore di un essere umano."
Philip Roth





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3 settembre 2009

Il cinema, Berlusconi, il giornale, la Repubblica.

'La vita è sempre più bella di un bel film?'. Risposta del premier: "E' qualcosa che si confonde. Un film rappresenta la vita o ciò che si vorrebbe essa fosse. Alla domanda risponderò quando vedrò un film sulla vita del presidente Berlusconi".



"E a me decisamente non piace essere messo a disagio quando vado al cinema. Mi piace che i miei eroi siano virtuosi e le vittime patetiche, e la cattiveria dei cattivi sia ben chiara, nonchè disapprovata come si deve tanto dalla trama che dalla macchina da presa. Mi piace che la fondamentale differenza tra me e i sadici, i fascisti, i guardoni, gli psicopatici e la Gente Malvagia sia confermata e rassicurata senza alcuna ambiguità. Mi piace che mi si permetta di fare il tifo perchè Giustizia Sia Fatta senza il minimo imbarazzante sospetto che la Giustizia probabilmente non sarebbe entusiasta neanche di certe parti del mio carattere. (...) Io sostengo inoltre che a noi piace molto l'idea di vedere immoralità segrete e scandalose dissotterrate, portate alla luce e smascherate. Questa cosa ci piace perchè vedere smascherati dei segreti crea in noi l'impressione di un privilgegio epiostemologico, di "penetrare attraverso la superficie del perbenismo della vita quotidiana per scoprire le strane, perverse passioni che vi si nascondono al di sotto". Niente di sorprendente in questo, la conoscenza è potere e a noi piace sentirci potenti. Ma l'idea di segreti, di "forze malvagie all'opera al di sotto" ci piace tanto anche perchè ci fa paicere vedere confermate le nostre fervide speranze nel fatto che la maggior parte delle cose malvagie e torbide siano per davvero segrete, rinchiuse da qualche parte, o sotto la superficie. Speriamo con tutto il cuore che la cosa stia così perchè abbiamo bisogno di credere che le nostre stesse brutture e oscurità siano segrete".

da David Foster Wallace, "Tennis, Tv, trigonometria, Tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più)".




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1 agosto 2009

Elio Vittorini, conversazione in Sicilia

"Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perdermi, ad esempio, con lui. Ero agitato da astratti furori, non nel sangue, ed ero quieto, non avevo voglia di nulla. Non mi importava che la mia ragazza mi aspettasse; raggiungerla o no, o sfogliare un dizionario era per me lo stesso; e uscire a vedere gli amici, gli altri, o restare in casa era per me lo stesso. Ero quieto; era come se non avessi mai avuto un giorno di vita, nè mai saputo cosa significa essere felici, come se non avessi nulla da dir, da affermare, negare, nulla di mio da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare, nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i miei anni di esistenza avessi mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffè, mai stato a letto con una ragazza, mai avuto deifigli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessi tutto questo possibile, come se mai avessi avuto una infanzia in Sicilia tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne; ma mi agitavo entro di me per astratti furori, e pansavo il genere umano perduto, chinavo il capo e pioveva, non dicevo parola agli amici e l'acqua mi entrava nelle scarpe".




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2 luglio 2009

la voce





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14 giugno 2009

modello n.4 - giuditta









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